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Seminario Reiki di Takata del 1937

 

I SIMBOLI REIKI E LA LORO FUNZIONE E POTENZIALITA.

I simboli nel reiki vengono usati per ampliare le metodiche di applicazione terapeutica così come ausilio della coscienza per la focalizzazione di energie a diversa frequenza essi sono atti a l'armonizzazione e integrazione di varie dinamiche emozionali e mentali. Ogni singolo simbolo racchiude in sè un potenziale latente che deve essere incorporato dalla coscienza, per schiuderne il grande materiale non verbale celato alla ragione lineare e razionale.L'enorme sforzo della coscienza, nella comprensione totalitaria del simbolo, deve essere quella di trascendere se stessa per saltare fuori dai soliti schemi adottati dalla struttura mentale, che le permetterà di inglobarsi nella sfera multidimensionale, dove tutto esula dai canonici metri di attribuzione verbale. Sono proprio i costrutti mentali che impediscono di afferrare il potenziale energetico posto nel simbolo. In questo caso non si tratta di capire qualcosa con l'intelletto, ma di fare conoscenza, diretta esperienza e sperimentazione con qualcosa che relativamente intuiamo. Simbolo e coscienza devono entrare in simbiosi, costruendo un loro universo fatto di specifiche pecularietà. Il simbolo ( liquido) si adatterà alla coscienza (contenitore) e viceversa. Vengono cosi creati dei presupposti
specifici per la creazione di un cosmo interattivo dove l'esplorazione dipenderà, non dalla limitatezza del liquido, che è inesauribile e si rinnova in continuazione, ma dalla capienza del contenitore che è a sua volta influenzato dall'ampiezza del cono percettivo coscienziale. Il liquido, non essendo soggetto alle leggi materiali spazio temporali, anche se rapresentato con una forma che serve a stimolare quella parte della coscienza astratta intuitiva, non appare legato ad alcuna limitazione. Questo presupposto gli permette di adattarsi alle specifiche condizioni propinate senza perdere la propria reale essenza. D'altro canto, la coscienza, auto limitandosi in una forma pensiero d'identificazione,
imprigiona se stessa. Nell'assimilizazione del simbolo, tutto dipende dunque da quanto la coscienza sia in grado di staccarsi dalla propria autolimitazione. E interessante osservare come il simbolo riversi, in base ai diferenti stati di coscienza con cui viene a contatto, sempre ciò che è naturale e giusto adattandosi ai differenti contenitori. La focalizzazione della coscienza sul simbolo porta gradualmente a ristrutturare certi schemi mentali di natura nociva. E' da osservare infatti che il simbolo non distrugge o nega l'idea forma, che presentandosi alla coscienza dell'individuo, si nutre della sua energia fino ad avere una esistenza propria, bensì la reintegra equilibrandola semplicemente deviando l'attenzione ogni qualvolta si presenti. Pensieri ossessivi e stati emozionali debilitanti non vanno tanto combatuti, ma analizzati per ciò che realmente sono. Combattere un pensiero o un emozione porta inevitabilmente a nutrire e caricare ancor di più uno stato che invece avrebbe bisogno di una dieta d'attenzione. In questi casi, la focalizzazione da parte della coscienza su un simbolo, che per sua natura e struttura contiene in sè il potenziale armonizzante, è assai più costruttiva e benefica. In questo modo si smette di fomentare ed alimentare uno stato al quale per troppo tempo abbiamo permesso di condizionarci. Ogni simbolo, per sua natura è struttura, porta in sè un "programma" che in base ai differenti stati di coscienza, può essere applicato per compiere trascendenze. Nelle differenti forme del Reiki i simboli usati sono 16 ognuno con una peculiarietà specifica, che in base alle differenti situazioni terapeutiche può essere proiettato. La proiezione e l'efficacia del simbolo, dipende dal grado di consapevolezza acquisita nella sua inglobalizzazione da parte della coscienza. La coscienza, connettendosi con la forma, inizia a sintonizzarsi con la frequenza del simbolo entrando man mano in sintonia; quando sarà completamente assorto, coscienza e simbolo vibreranno alla stessa frequenza. Solo allora, l'operatore fungerà da diapason energetico per il paziente che, per effetto risonanza, lo porterà gradualmente ad allinearsi alla frequenza emessa. In questo modo, la coscienza dell'operatore apliata ed amplificata dal simbolo, diventa polo energetico dominante a cui tutti i poli energetici minori possono allinearsi. Ecco che l'input energetico dominante emesso dall'operatore, determinato dall' output frequenziale naturale e peculiare del simbolo, allinea e sintonizza tutte quelle energie disarmoniche che si sono venute a creare nel paziente. In questo modo l'operatore, in base alle esigenze con cui si confronterà, avra la possibiltà di sciegliere il simbolo o modello frequenziale appropriato, per ripotare armonia ed equilibrio in tutti i casi richiesti. E' palese, a questo punto, intuire l'enorme mole di applicazione che il Reiki, con l'ausilio dei simboli, riesce ad affrontare, così come emerge evidente il grande impegno e sforzo cui l'operatore deve sottoporsi, per dare modo ai simboli di esercitare tutto il loro potenziale. Consiglio dunque a tutti coloro che operano nel campo del Reiki di riflettere su queste parole, così che il diffuso atteggiamento semplicistico soventemente adottato nel Reiki occidentale, possa essere almeno in parte riconsiderato.

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